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Il rilievo e la misura dei momenti torcenti
(coppie) viene eseguito mediante torsiometri.
I torsiometri possono essere statici o ruotanti, a seconda che l'organo che esercita la coppia da misurare sia fermo (o oscillante intorno a una posizione fissa), ovvero in rotazione continua.
La distinzione tra i due tipi di torsiometri (statico o ruotante) deriva dal fatto che, se l'organo che esercita la coppia da misurare è in rotazione continua (es. l'albero di un motore), allora il cavo di collegamento non può essere rigidamente collegato con l'elemento di misura del torsiometro (che è solidale con l'organo ruotante), in quanto, se così fosse, durante il lavoro, il cavo si arrotolerebbe attorno ad esso, fino a strapparsi.
Per evitare ciò, i torsiometri ruotanti devono dunque essere dotati di un apposito dispositivo per trasmettere i segnali di misura tra la parte ruotante del torsiometro (detta anche "rotore"), che è solidale con l'organo meccanico ruotante, e la parte "a terra" a cui è attaccato il cavo (detta anche "statore"), parte che è ferma rispetto all'operatore e al resto della strumentazione elettronica di misura, analogamente a come (es.) il corpo di un cuscinetto è fermo rispetto all'albero che ruota internamente ad esso.
La distinzione tra i due casi è
fondamentale ed essenziale per la corretta scelta del tipo di torsiometro
da impiegare.
Un torsiometro ruotante di buona costruzione
esegue correttamente anche rilievi statici, ma, ovviamente, non è
vero il contrario.
I torsiometri statici, nella loro generalità,
sono più precisi, strutturalmente più semplici (e dunque
più affidabili) e meno costosi dei corrispondenti modelli ruotanti.
Inoltre, specie per i campi di misura
più ridotti, non sempre è disponibile un equivalente modello
ruotante.
Da ciò risulta la necessità di esaminare con la massima cura le condizioni operative di misura.
Potrà essere adoperato con vantaggio un modello statico non solo quando l'organo da misurare è fermo (es. nel caso dello sforzo torsionale esercitato da un organo di macchina), ma anche quando esso compie un'oscillazione di entità limitata (fino a 4/5 giri, indicativamente, o anche di più, a seconda delle circostanze) intorno ad una posizione "di zero" (es. un organo a pendolo, o un organo avvitatore che compia pochi giri avanti e indietro, ecc.), o quando è possibile realizzare un'applicazione meccanica che "innesti" l'elemento di misura sull'organo ruotante solo in prossimità della sua posizione di lavoro e di arresto (es. su un organo avvitatore di cui interessi misurare la coppia applicata solo nella fase finale dell'avvitamento, ecc.).
In tutti gli altri casi (anche quando la rotazione continua è molto lenta!) deve essere impiegato un torsiometro ruotante.
Per esaminare insieme le specifiche condizioni applicative e le eventuali possibili modifiche da apportare, i nss. tecnici sono sempre a disposizione.